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‘SIAMO RIMASTI SOLI A DIFENDERE IL NOSTRO OSPEDALE, GARANZIA PER 80.000 PERSONE’ - Indicatore Mirandolese

‘SIAMO RIMASTI SOLI A DIFENDERE IL NOSTRO OSPEDALE, GARANZIA PER 80.000 PERSONE’

Per il sindaco di Mirandola la decisione di sospendere l’attività del punto nascita contraddice gli impegni della Regione
Con il comunicato stampa, diffuso il 22 dicembre, e con la contestuale comunicazione al Comitato di Distretto con i sindaci, l’ ha ratificato la chiusura – ad interim – dei parti all’ospedale di . Una decisione motivata dall’Azienda Sanitaria con la mancanza di personale dipendente specializzato e a seguito dell’infruttuosa ricerca, anche attraverso bandi, di nuove unità, in vista di ulteriori pensionamenti. Anziché sette ginecologi in organico la struttura mirandolese ne contava, al giorno della chiusura, due di cui solo uno a tempo pieno. “La decisione che ha anticipato anche l’attesa risposta del Ministero alla richiesta di deroga – ha affermato il sindaco di Mirandola Alberto Greco – contraddice il parere della Regione Emilia-Romagna che aveva assunto impegni precisi sul potenziamento dell’ospedale Santa Maria Bianca che ora, al contrario, a seguito di questa decisione, perderà anche gli anestesisti”.
“Per anni – prosegue il sindaco – si è fatto riferimento, evidentemente per meri fini politico-elettorali, ad una condizione di ‘pari livello’ con Carpi. Purtroppo non è mai stato, e continua a non essere così. La distinzione e la differenza di livello è rimasta, nei fatti. Con una classificazione che ha distinto, per i punti nascita, un primo livello di Mirandola e un secondo livello, più strutturato, di Carpi. Su questo punto dispiace constatare come non sia stato possibile comporre un fronte compatto e comune nemmeno tra i sindaci dell’area nord. Cosa che auspichiamo ancora, consapevoli di dovere difendere un ospedale che rappresenta una garanzia per un bacino da 80.000 persone. Spiace infine constatare – conclude il sindaco – il lassismo ed il silenzio di una Regione che nulla ha fatto negli ultimi anni e negli ultimi mesi, per evitare le criticità che hanno portato alla chiusura del punto nascita, e a rendere impossibile il lavoro dei professionisti che non finiremo mai di ringraziare per i loro sforzi”

‘L’Assessore Donini ci ha rassicurato fino a tre giorni prima’
“Tre giorni prima dell’annuncio della chiusura l’Assessore regionale alla sanità aveva lasciato intendere, rispondendo ad una nostra interrogazione, il massimo impegno per tenere aperto il punto nascita, anche in conseguenza alla proroga della deroga concessa per l’emergenza sisma. Peccato che i fatti abbiamo smentito le parole di Donini a distanza di soli tre giorni”. A ricordarlo il Consigliere regionale Stefano Bargi che sulla carenza di personale del Santa Maria Bianca aveva presentato specifica interrogazione.
“Mirandola sconta anni di errori di programmazione da parte della Regione e dei ministeri nella formazione del personale specialistico e a farne le spese sono i cittadini, oltretutto presi in giro da chi dovrebbe tutelare i loro interessi. In tutto presidente Bonaccini che fa?”

Ucman: ‘Sospensione attività punto nascita inammissibile’
“Come amministratori dell’Unione dell’Unione dei Comuni Area Nord, prendiamo atto della misura che viene adottata, ma che non ci rappresenta” – ha dichiarato il presidente Alberto Calciolari -. Da parte nostra agiremo con estrema decisione in tutte le sedi opportune, per poter ripristinare quanto prima il Punto Nascite mirandolese. Come Giunta dell’Unione approveremo a breve una mozione in cui riconosceremo gli sforzi fatti dal personale del Punto Nascite e per chiedere tutte le misure necessarie a superare quanto prima la situazione, promuovendo una rivalutazione complessiva a livello provinciale, coinvolgendo la Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, l’Azienda Ospedaliera di Modena, i direttori delle Unità Operative dei reparti di ginecologia e ostetricia, oltre chiaramente alla Regione”

Il sit-in: ‘Vogliamo un piano con date certe di riapertura’
A seguito della chiusura del punto nascita un gruppo di donne dell’area nord hanno organizzato un sit-in davanti alla sede dell’Ausl di Modena. “Manifestiamo la nostra totale contrarietà alla chiusura del Punto Nascita dell’Ospedale Santa Maria Bianca, senza una data certa di riapertura. E’ inaccettabile. Si tratta di una chiusura incoerente e in contraddizione con gli impegni presi dalla Regione per la salvaguardia e il potenziamento dell’Ospedale, che passa anche dal suo Punto Nascita. Siamo consapevoli delle difficoltà della sanità provinciale e nazionale, ma non può essere sempre la Bassa Modenese a ‘pagare’. Riteniamo ci siano strade da percorrere per superare le criticità che hanno portato a questa scelta. Occorre ragionare in un’ottica di organizzazione provinciale senza roccaforti intoccabili.

I sindacati: chiediamo chiarezza sul futuro del punto nascita
Tutela per le partorienti, garanzie per le lavoratrici del reparto e chiarezza sul futuro. Le invocano Cgil Modena, Cisl Emilia Centrale e Uil Modena e Reggio. ‘La situazione certifica il fallimento del progetto, da noi criticato fin dall’inizio, di esternalizzare il reparto maternità e ostetricia dell’ospedale’ – scrivono i sindacati . Il sentore della chiusura, pur momentanea, era prevedibile. Chiediamo un incontro del distretto socio-sanitario dell’Area Nord, alla presenza dei sindaci e dell’Ausl, per definire un percorso che tuteli le donne di questo territorio. La provincia di Modena ha bisogno di riorganizzare la rete materno-infantile sotto un’unica regia. Chiediamo alla politica un’assunzione di responsabilità e, insieme all’Ausl, di predisporre un piano che garantisca la sicurezza dei parti a Mirandola.